Terrorismo, Vittime E Responsabilità Penale Internazionale

In occasione delle procedure penali iniziate in Francia da S.O.S. Attentats, le vittime del terrorismo hanno potuto constatare che, nonostante le tante manifestazioni di buona volontà, gli ostacoli che frenano l’azione della giustizia e aprono la via all’imputità sono ancora troppo numerosi.In occasione delle procedure penali iniziate in Francia da S.O.S. Attentats, le vittime del terrorismo hanno potuto constatare che, nonostante (le) tante manifestazioni di buona volontà, gli ostacoli che frenano l’azione della giustizia e aprono la via all’imputità sono ancora troppo numerosi.

Le esitazioni diplomatico-strategiche degli Stati sono spesso la causa della mancata esecuzione effettiva delle sentenze pronunciate contro le persone, come nel caso dei sei alti funzionari libici, autori dell’attentato perpetrato il 19 settembre 1989 contro il DC 10 d’UTA, peraltro giudicati e condannati dalla Cour d’assises francese.

L’imbarazzo decisionale a livello politico, così come le esitazioni del mondo giudiziario, hanno anche condotto la Corte di Cassazione, nelle delibera sulla querela di S.O.S. Attentats contro il Colonnello Gheddafi, a decidere, il 13 marzo 2001, che : “le crime dénoncé, quelle qu’en soit la gravité ne relève pas des exceptions au principe de l’immunité de juridiction des chefs d’Etat étrangers en exercice”.

Affinché sia resa giustizia alle vittime ed a titolo di esempio, S.O.S. Attentats ha fatto ricorso presso la Corte europea dei diritti dell’uomo per diniego di giustizia. Nello stesso tempo, l’associazione ha permesso a sette famiglie americane i cui parenti sono stati uccisi in questo attentato, di sporgere querela contro la Libia presso la Corte federale di Washington, fornendo ai loro avvocati il fascicolo d’istruzione francese completo.

Questa sentenza ha anche dato  a S.O.S. Attentats l’idea di radunare i pareri di esperti internazionali. Riuniti nel Livre Noir, i loro contributi hanno fornito la materia per il colloquio internazionale organizzato dall’associazione il 5 febbraio 2002 all’Assemblée nationale.

A partire da questo incontro, la lotta contro il terrorismo è diventata prioritaria per tutti i responsabili delle decisioni a livello internazionale, regionale e nazionale, spesso senza tener conto dei diritti dell’uomo, e sempre privando le vittime di un indispensabile riconoscimento attraverso le strutture giudiziarie, e tenendole lontane da un dibattito del quale esse sono nonostante tutto il centro.

Nondimeno, il diritto penale internazionale ha compiuto un incontestabile progresso con la creazione della Corte Criminale Internazionale (CCI); il suo statuto esclude qualsiasi immunità per gli autori, i complici, i mandanti dei crimini internazionali presi in considerazione, qualunque siano le loro funzioni e la loro situazione, ma esclude però i crimini di terrorismo.

Due pesi e due misure? Il terrorismo merita di essere ancora a lungo isolato dalle altre infrazioni internazionali?

I suoi autori possono, secondo la loro situazione, essere privati di qualsiasi elementare diritto oppure godere di un’impunità assoluta?

Agendo con lo scopo di instaurare una reale collaborazione giudiziaria tra tutti gli Stati, di realizzare un riavvicinamento delle politiche di prevenzione e di repressione del terrorismo ed un’armonizzazione dei sistemi di risarcimento per tutte le vittime, chiunque siano e ovunque si trovino, S.O.S Attentats ha voluto proseguire il dibattito avviato nel 2001.

In cooperazione con la Commissione europea, che l’ha appoggiata in questo progetto, S.O.S. Attentats ha riunito 38 contributi originali elaborati da 34 esperti.

Questa raccolta s’iscrive nella permanente preoccupazione di S.O.S Attentats di ottenere giustizia da non confondersi con un qualsivoglia desiderio di vendetta. S.O.S. Attentats lavora nel rispetto di tutti i diritti e principi inerenti all’essere umano e con l’unica ambizione che gli Stati assumano le loro responsabilità tanto nella prevenzione che nella repressione del terrorismo.

Grazie allo status di organo consultivo presso il consiglio economico e sociale dell’ONU che le è stato recentemente attribuito, S.O.S. Attentats porterà sulla scena internazionale la parola di tutte le vittime del terrorismo per ottenere che il crimine di terrorismo entri nelle competenze della CCI, affinché lo status e il risarcimento delle vittime siano armonizzati, e perché ogni vittima trovi nelle procedure penali lo spazio che le spetta.

Di fronte alla mondializzazione del terrorismo, dobbiamo armonizzare la risposta giudiziaria e chiarire le regole della responsabilità penale internazionale, senza omissioni di sorta.

PREMESSA

Cherif Bassiouni

Professore di Diritto, Presidente de l’International Human Rights Law Institute, DePaul University College of Law; Presidente dell’International Institute of Higher Studies in Criminal Sciences; Presidente dell’Associazione internazionale di Diritto Penale

Il terrorismo è una strategia basata sulla violenza, che colpisce gli innocenti al fine di raggiungere obiettivi politici.

Questa strategia, che può far capo a individui o a gruppi d’individui o rappresentanti di organi dello Stato, è rivolta contro persone pubbliche o private e contro beni pubblici o privati, allo scopo di creare un clima di terrore tra la popolazione civile, allo scopo di dimostrare l’incapacità dello Stato di proteggere la popolazione civile stessa e di mantenere l’ordine pubblico.

Che sia una strategia di stato o una strategia di individui, che agiscono soli o in quanto membri di un gruppo di persone, sono soprattutto le popolazioni civili o alcune delle loro componenti che ne subiscono le conseguenze. Chi usa questa forma di violenza, spesso indiscriminata, non si preoccupa delle conseguenze che scatena.

La ragione per la quale compie questi atti di violenza è sufficiente a giustificarli. Gli atti stessi e le loro conseguenze sono confusi con i valori e gli obiettivi che i loro autori considerano come superiori alle sofferenze ed ai danni che provocano.

In un certo senso, è il fine che giustifica i mezzi, una logica perversa che non prende in considerazione le conseguenze umane che ne derivano: è dunque la protezione degli innocenti che questa ricerca si prefigge.

La storia del diritto, in tutti i suoi rami, è testimone dello sforzo di tutte le civiltà basate su uno Stato di diritto affinché la responsabilità sia fondata sull’atto e sulle sue conseguenze, e non sulla sua giustificazione politica.

È in questa prospettiva che bisogna misurare la natura criminale, anche se il movente dell’autore si ricollega a valori più alti, perché questi stessi valori non potrebbero sopravvivere all’anarchia che creerebbe una simile giustificazione di un atto criminale.

La nostra civiltà deve dunque rifiutare la violenza contro gli innocenti, in tutte le sue forme e commessa da chicchessia, a meno di voler ricadere nella barbarie dove la forza prevale sui valori umani.

La lotta contro il terrorismo è prima di tutto un’affermazione dei valori umani la cui protezione si esercita attraverso regole che si applicano a tutti i conflitti, che si tratti di conflitti interstatali, interni o  di potere.

La sfida attuale si inserisce a molteplici livelli tra i quali si trovano gli obblighi e i doveri che nascono dai limiti imposti dal diritto umanitario ai conflitti armati internazionali e non internazionali, così come ai conflitti interni di ogni genere.

Questa sfida, cosi come gli obblighi internazionali relativi alla protezione dei diritti dell’uomo, riguarda i mezzi utilizzati da coloro che si oppongono ai regimi all’interno di uno stato e coloro che si adoperano per mantenere i loro poteri in seno a qualsivoglia società.

È il diritto, in quanto istituzione d’ordine pubblico, internazionale e nazionale, che deve far fronte a questa sfida attraverso il carattere effettivo dei suoi mezzi di prevenzione e dei suoi metodi di coercizione, sempre restando nell’ambito della legalità.

La presente raccolta solleva un gran numero di questi problemi attraverso saggi incentrati su numerosi aspetti di questo tema estremamente complesso che comprende la definizione giuridica dei crimini riuniti sotto la voce terrorismo; dei mezzi impiegati da coloro che ricorrono a questa forma di criminalità per i loro moventi politici; e dei metodi impiegati dagli organi di protezione della popolazione civile, bersaglio di questi crimini. Inoltre, questi saggi riflettono la difficile scelta tra prevenzione e repressione e tra la regola di diritto e il fatto di perseguire dei risultati al di fuori di questa.

Infine, e sempre, il problema delle vittime permane. Come trattarle, quali sono i loro diritti, e con quali mezzi è possibile diminuire le loro sofferenze e riparare nel miglior modo possibile i pregiudizi che hanno sofferto.

Il contesto in cui si pongono questi problemi nell’era della mondializzazione non dipende certamente più dal livello nazionale, ma piuttosto da quello internazionale.

Ciò implica nuovi dati nell’ordine giuridico internazionale, come la fine delle immunità dei capi di stato e di altre immunità, e come pure il riconoscimento e l’applicazione della competenza universale e soprattutto degli obblighi derivanti dalla massima aut dedere aut judicare.

Il terrorismo, come tutti gli altri crimini internazionali, non può più essere coperto dall’impunità che la politica di certi stati ha mantenuto nell’ambito della realpolitik.

La comunità internazionale, alla quale la società civile ha mostrato il cammino, esige di por fine alla condizione d’impunità di cui hanno goduto coloro che hanno commesso i crimini più atroci di quest’ultimo secolo.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale la comunità internazionale ha deciso: « plus jamais ça ». A tutt’ora questa dichiarazione non è stata pienamente rispettata.

Dobbiamo farne una realtà, non solo per solidarietà verso le vittime dei crimini internazionali, ma anche per dovere verso la nostra stessa umanità e verso coloro che sono in futuro suscettibili di diventare delle vittime perché non abbiamo fatto abbastanza per prevenire questo pericolo. Se dimentichiamo le esperienze del passato, siamo purtroppo condannati a ripeterle.

La presente pubblicazione contribuisce a mantenere viva l’attenzione della nostra coscienza individuale e della coscienza universale.

È con gratitudine verso S.O.S. Attentats che concludo queste brevi annotazioni, sottolineando l’importanza degli sforzi che compie in difesa delle vittime.

moelatos

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